Era questo il titolo, la frase di partenza del CIPS 2015, la frase che più mi ha invogliato a partire e provare questa nuova esperienza con tanta gente mai vista prima. Leggendo il volantino mi sono detto: “che noia si parla di scuola!” Ma ripensandoci, la scuola (purtroppo ma anche per fortuna) è il posto dove passo più tempo alla mia età, e mi sono sempre chiesto come portare il messaggio e la parola che ascolto al gruppo, nella vita di tutti i giorni; quindi perché non provare? Mi sono buttato ed è stata una delle esperienze che più mi hanno colpito nella mia vita. Innanzi tutto, era un’esperienza completamente nuova per me, non conoscevo neanche il significato di Cips; a proposito, i Cips sono Campi Interregionali per Studenti, e quest’anno ci era stato proposto come alternativa al solito campo invernale di Azione Cattolica. Ma cosa si fa al Cips? Anche questo era un mistero. I campi di Azione Cattolica ormai li conosco come le mie tasche, ci partecipo sin dalle elementari, ma i Cips erano proprio una novità e, devo ammettere, che un po’ mi turbava partire senza sapere cosa saremmo andati a fare. Una delle cose più belle però è stata proprio la sorpresa di fare cose completamente nuove e di conoscere un sacco di ragazzi della mia età che condividono lo stesso cammino, e di uscire quindi dal quel bozzolo della mia realtà quotidiana.      

In quei giorni ho conosciuto un nuovo modo d’intendere la scuola che non è solo un luogo di studio volto esclusivamente a prendere un bel voto, ma un insieme di relazioni e di fiducia, un luogo prezioso dove possono nascere amicizie vere e dove può nascere il vero, il bello e il bene, di cui parla papa Francesco. La scuola è una fucina per il mondo che saremo chiamati a vivere ed è quindi importante viverla a fondo per farla fruttare al massimo. 

I Cips sono stati organizzati dal Msac, Movimento Studenti di Azione Cattolica,  e così abbiamo anche avuto modo di conoscere il Movimento scoprendo che è un po’ la chiave per poter vivere la scuola al meglio. Infatti il suo scopo è quello di mettere in pratica gli insegnamenti del gruppo giovanissimi e portarli a scuola, per imparare a vivere consapevolmente quello che abbiamo intorno, senza lasciarci vivere!

 

Giacomo Rosi

Giovanissimo della parrocchia di San Biagio e Savino


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