“Vogliamo vedere Gesù!” È questo il grido che i Giovanissimi di Azione Cattolica di Perugia lanciano al termine dell’ AC-week, ormai giunta alla sua quinta edizione e conclusasi Domenica 22 Marzo.  L’evento, strutturato sulla falsariga della “Settimana Comunitaria” a cui prendono parte i gruppi giovani e giovani-adulti dell’ AC, consiste in un programma di quattro giorni, dal Giovedì pomeriggio alla Domenica dopo pranzo, incentrato sulla preghiera, la condivisione, la relazione e il divertimento e che prevede il pernottamento presso l’Abbazia di Montemorcino, che per quei giorni diventa la casa dei ragazzi, i quali svolgono tutte le attività in cui sono impegnati normalmente - scuola, allenamenti etc… - per poi ritrovarsi la sera tutti insieme .

     Hanno partecipato le parrocchie di: Santa Maria in Case Bruciate,  Santa Maria Assunta (Casaglia), San Biagio e  San Savino, Santa Maria di Colle, Santa Maria della Speranza (Olmo), San Raffaele Arcangelo (Madonna Alta). In tutto i ragazzi, tutti frequentanti le superiori,  erano trentuno guidati da un’ equipe di una quindicina di educatori tra i 20 e i 30 anni, guidati da Andrea Fumanti, Responsabile Giovanissimi in seno al Consiglio Diocesano dell’ AC.

Temi centrali dell’ AC-week, proposti dal Vangelo della Domenica (Gv 12, 20-33) sono stati: il “Desiderio”, l’ “Incontro” e la “Missione”, ed ogni giorno vi è stata una Catechesi su uno dei temi, mentre la Domenica è stata occasione di fare un bilancio dell’ esperienza e celebrare la Messa presieduta dall’ Assistente di Azione Cattolica, nonché Presidente del Forum Oratori Italiani, Don Riccardo Pascolini, presente anche in diversi momenti dei giorni precedenti.

Accanto a momenti di riflessione e preghiera, come la Liturgia delle Ore o l’Adorazione del venerdì sera, vi sono stati anche momenti di svago, come la serata giochi organizzata il giovedì sera e la festa a ritmo di musica del sabato sera.

     I Giovanissimi sono rimasti ancora una volta soddisfatti di quest’appuntamento che per loro ha un significato fondamentale: vivere la propria Fede nella quotidianità.

Era questo il titolo, la frase di partenza del CIPS 2015, la frase che più mi ha invogliato a partire e provare questa nuova esperienza con tanta gente mai vista prima. Leggendo il volantino mi sono detto: “che noia si parla di scuola!” Ma ripensandoci, la scuola (purtroppo ma anche per fortuna) è il posto dove passo più tempo alla mia età, e mi sono sempre chiesto come portare il messaggio e la parola che ascolto al gruppo, nella vita di tutti i giorni; quindi perché non provare? Mi sono buttato ed è stata una delle esperienze che più mi hanno colpito nella mia vita. Innanzi tutto, era un’esperienza completamente nuova per me, non conoscevo neanche il significato di Cips; a proposito, i Cips sono Campi Interregionali per Studenti, e quest’anno ci era stato proposto come alternativa al solito campo invernale di Azione Cattolica. Ma cosa si fa al Cips? Anche questo era un mistero. I campi di Azione Cattolica ormai li conosco come le mie tasche, ci partecipo sin dalle elementari, ma i Cips erano proprio una novità e, devo ammettere, che un po’ mi turbava partire senza sapere cosa saremmo andati a fare. Una delle cose più belle però è stata proprio la sorpresa di fare cose completamente nuove e di conoscere un sacco di ragazzi della mia età che condividono lo stesso cammino, e di uscire quindi dal quel bozzolo della mia realtà quotidiana.      

In quei giorni ho conosciuto un nuovo modo d’intendere la scuola che non è solo un luogo di studio volto esclusivamente a prendere un bel voto, ma un insieme di relazioni e di fiducia, un luogo prezioso dove possono nascere amicizie vere e dove può nascere il vero, il bello e il bene, di cui parla papa Francesco. La scuola è una fucina per il mondo che saremo chiamati a vivere ed è quindi importante viverla a fondo per farla fruttare al massimo. 

I Cips sono stati organizzati dal Msac, Movimento Studenti di Azione Cattolica,  e così abbiamo anche avuto modo di conoscere il Movimento scoprendo che è un po’ la chiave per poter vivere la scuola al meglio. Infatti il suo scopo è quello di mettere in pratica gli insegnamenti del gruppo giovanissimi e portarli a scuola, per imparare a vivere consapevolmente quello che abbiamo intorno, senza lasciarci vivere!

 

Giacomo Rosi

Giovanissimo della parrocchia di San Biagio e Savino

Parafrasando una celebre frase di Giovanni Paolo II verrebbe da dire che "questo chiasso ha colpito Anagni e Anagni non lo dimenticherà mai". Si, perché Anagni nei giorni scorsi si è svegliata con il chiasso di decine di studenti, di giovanissimi, di msacchini, che per quattro intense giornate hanno cercato di capire e costruire la loro idea di scuola.
Per intuire la portata dell'evento basti pensare che cinque campi interregionali per studenti (CIPS) si sono svolti in tutta Italia contemporaneamente; quello di Anagni ha accolto giovani provenienti dalla Toscana, dal Lazio, dalla Sardegna e dall'Umbria, e ovviamente la nostra diocesi non si è fatta sfuggire l'occasione! La delegazione di Perugia, la più massiccia, contava 28 giovanissimi, 7 educatori e 2 sacerdoti: don Francesco Verzini e don Riccardo Pascolini, quest'ultimo assistente del settore giovani.
Al di là dei numeri, che servono solo a inquadrare le dimensioni, per capire la vera forza di quest'esperienza basta fermarsi un attimo e riflettere sulla grande attualità del messaggio evangelico. Un messaggio che rende più giusto, più vivibile, più santo tutto quello che tocca, compresa la scuola, spesso luogo di conflitto, di noia, di insoddisfazione, di fallimento per tanti giovani.

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